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Nata per il volo
col paramotore e il paracarrello, la nuova vela Voyager offre eccellenti
prestazioni anche in volo libero. Progettata e certificata in Germania.........
Testo di Enzo Boschi ‘Articolo publicato su Volare Sport
del Luglio 2002’ |
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E’ possibile usare un parapendio per il Volo Libero anche
con il motore? Che cosa occorre per trasformare una vela da ‘Libero’
in una per il volo motorizzato? Tre sono le cose fondamentali: i
cordini rinforzati, un'estrema facilità di gonfiaggio e decollo,
e una grande maneggevolezza.
Inoltre, buone doti di 'penetrazione' aerodinamica sono sempre gradite.
Per molto tempo i costruttori hanno adattato le vele al paramotore,
ma ora è disponibile un modello progettato per il volo motorizzato
che va bene anche per il Volo libero.
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In questa foto il Voyager ripreso durante il volo
motorizzato. Sono evidenti i 46 cassoni di cui è dotata la vela e la
sua notevole ‘campanatura’. |
VOYAGER IN
PARAMOTORE |
Uno scatto realizzato durante la fase di gonfiaggio della vela,
risultato essere facile e senza la tendenza a oltrepassare la verticale
del pilota. |
Voyager viene
prodotto in 4 taglie: i modelli 140, 160, e il biposto 250, tutte
certificate dalla DHV e dalla
Federazione volo motorizzato DULV; le cifre indicano il carico
massimo a cui la vela è certificata per il volo in paramotore.
Oggetto della nostra prova è il Voyager 140.
Le
bretelle hanno un design speciale, in quanto consentono un
doppio aggancio: quello superiore è per l'uso in paramotore, mentre
il più basso deve essere utilizzato per il Volo libero.
La
bretella posteriore (D) è dotata di due carrucole per il freno: una
posizionata più in alto, per il volo libero, l'altra più in basso
per il volo motorizzato. L'aggancio per il paramotore risulta un po'
duro da inserire nel moschettone a causa dello spessore delle
cinghie, ma il sistema dà comunque una sensazione di grande
robustezza. |
Il gonfiaggio della
vela risulta veramente facile anche senza vento: non c'è bisogno di
dare forti strattoni, la calotta sale sulla verticale del pilota
senza incertezze, e la cosa rilevante è che anche con una brezza di
5 km/h rimane gonfia sulla verticale, dando il tempo al pilota di
fare le eventuali correzioni mentre inizia la corsa di decollo.
Pure il gonfiaggio rovescio risulta facile, e anche senza
l'utilizzo delle bretelle anteriori la vela sale compatta. Non
abbiamo riscontrato alcuna tendenza al superamento del
pilota.
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Qui sopra il particolare del rinforzo interno delle
centine a ‘V’ interne alle celle. |


Gli agganci del Voyager con lo schema dettagliato. |
Il decollo è fluido
e avviene in pochi passi grazie anche all'utilizzo dei trim, che
consigliamo di tenere completamente tirati per consentire il decollo
a bassa velocità. In volo la prima sensazione riscontrata è la poca
sensibilità all'effetto coppia del paramotore; addio quindi a quella
fastidiosa virata durante il decollo e il volo.
Con
l'utilizzo dei trim, molto facili da azionare, si può annullare
completamente l'effetto coppia durante il volo lineare. Un'altra
caratteristica piacevole è poi la possibilità di lasciare e
riprendere i freni con facilità grazie alla posizione più bassa
della carrucola del freno.
Durante il pilotaggio la trazione
dei comandi è morbida, e si indurisce poi progressivamente durante
la virata, che tuttavia risulta piacevole e precisa: la vela va dove
vogliamo, e anche dopo manovre accentuate il ritorno all'assetto
lineare è immediato, senza innescare pendolate da correggere.
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Ottimo il grande
range di velocità dovuto all'utilizzo simultaneo di trim e
acceleratore, che permette al Voyager di raggiungere velocità
massime confrontabili con vele di categoria superiore.
E'
chiaro che con pesi diversi, in rapporto alla taglia della vela la
velocità cambia considerevolmente. Ricordiamo che queste vele
supportano un esteso range di peso, permettendo un'ampia scelta da
parte del pilota. La taglia media caricata al massimo con trim e
acceleratore supera tranquillamente i 55 km/h.
E con un
carico che si colloca alla metà dell'escursione del peso, con il
trim inattivo superano i 45 km/h. La vela dìspone inoltre di una
bretella per chiudere le estremità alari (orecchie), ed effettuare
questa manovra è semplice viste le corte bretelle in configurazione
di volo a motore. |
Qui sopra la pedalina dell'accelleratore, dotata di un
cavetto in acciaio. |
VOYAGER IN
VOLO LIBERO |

Ottimo profilo ed una buona pulizia dell'intradosso segno di ottima
manifattura.
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Questo è dunque il
primo parapendio appositamente progettato per un doppio utilizzo
come intermedio basico: 46 cassoni; 5 di allungamento (a piatto) che
diventa 4,15 proiettato. Si tratta quindi di una vela piuttosto
‘campanata’, e il fascio funicolare è stato rinforzato per ottenere
l'omologazione con carico maggiorato.
Possiamo quindi
aspettarci una vela tranquilla e user friendly. E in effetti il
comportamento in volo senza acceleratore è eccellente, la vela è
stabile e ben ammortizzata sugli assi: la stessa DHV gli ha
assegnato la classe 1 in tutte le manovre, mentre solo con l'uso
dell'acceleratore diventa DHV 1-2.
Il controllo dei cordini è
abbastanza semplice, mentre la presenza del trim e del doppio
aggancio lascia un attimo perplesso il pilota di Volo libero: è
molto importante fissare l'occhiello del trim dentro al moschettone
di aggancio insieme a tutta la bretella, in modo che non sia
possibile azionarlo in volo. |
Ciò perché la vela è
omologata col trim fissato. Ma bastano pochi voli e ci si fa
l'occhio, e il fissaggio delle bretelle diventa rapido e intuitivo.
Il gonfiaggio è uno dei migliori di tutte le vele che abbiamo
provato: non per niente questo modello è stato scelto per l'uso
motorizzato.
L'escursione dei comandi è piuttosto ampia e si
può rallentare la velocità fino a circa 21-22 km/h, con un carico
alare di 3,44 kg/M2. All'estremo opposto della gamma di velocità,
con tutto l'acceleratore premuto, siamo arrivati a 45 km/h con la
vela ancora molto stabile e una leggera vibrazione sulle bretelle
anteriori.
Sicuramente con l'uso dei trim è possibile
raggiungere velocità più alte, ma questa tecnica in Volo libero
richiederebbe una nuova certificazione, che difficilmente sarebbe
ancora DHV 1-2.
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Le prestazioni sono
buone: l'efficienza è molto vicina a 8 e il tasso di caduta si
aggira intorno a un metro al secondo o poco più. In virata Voyager
riesce a girare molto piatto mantenendo un ottimo rateo di discesa,
ma ovviamente il raggio di curva è ampio. Per 'stringerlo', nessun
problema: basta abbassare a fondo il comando interno e la vela entra
in rollio molto rapidamente.
Il cavetto che collega il freno
allo stabilo entra in funzione abbastanza presto, e questo ha un
duplice effetto: l'indurimento deciso del freno, che può essere
utile per avvertire il principiante che è stato raggiunto un preciso
angolo di rollio e un'ulteriore inclinazione della vela che entra
cosi anche nelle termiche più strette.
Col pettorale
dell'imbrago regolato a 42 CM, lo spostamento del peso facilita
ulteriormente l'entrata nelle ascendenze e il mantenimento del
raggio di virata. Non c'è bisogno di modulare con il comando
esterno, ma se siete abituati cosi, la vela sopporterà anche questo
stile di pilotaggio, avendo un buon coordinamento
rollio-imbardata. |
Nelle chiusure
asimmetriche la vela cambia appena direzione e lo spostamento del
peso è sufficiente per mantenere la rotta, mentre con l'acceleratore
inserito si può arrivare anche oltre i 90° di cambio di direzione,
ma ci vuole una certa quantità di freno esterno.
Le orecchie
non pongono problemi: l'apposita bretellina si individua facilmente
e l'esecuzione è semplice. La riapertura non è velocissima, ma con
un minimo di freno tutto è risolto.
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L'ingresso in
spirale è facile, senza la tendenza a entrare in vite piatta.
Confortevole anche l'uscita: basta rilasciare il comando e la vela
torna alla normale configurazione di volo dopo una modesta
pendolata.
In conclusione Voyager è un ottimo intermedio
basico per Volo libero che, proprio per le sue caratteristiche di
semplicità e sicurezza, è stato scelto per l'uso motorizzato. Buone
finiture, ottimi materiali e una certificazione 'bassa' ne fanno una
vela facilmente rivendibile anche tra un paio d'anni. Infine, un
ringraziamento a Ugo Matricardi, che ha collaborato per la prova in
paramotore. |
| Dati Tecnici |
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| Modello |
VOYAGER 140 |
VOYAGER 160 |
VOYAGER 250 |
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| Superfice |
29,5 mq |
32,5 mq |
34,7 mq |
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| Superf. proiettata |
25,1 mq |
27,4 mq |
29,4 mq |
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| Apertura alare |
12,1 |
12,8 |
13,3 |
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| Apert. proiettata |
9,8 |
10,6 |
11,1 |
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| Allungamento |
5,0 |
5,0 |
5,1 |
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| Allung. proiettat |
4.15 |
4.15 |
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| Cassoni |
46 |
46 |
48 |
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| Peso in volo |
80-105 kg |
90-125 kg |
105-170 kg |
|
| Peso per paramotore. |
80-140 kg |
90-160 kg |
105-250 kg |
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| Omologazione |
DHV 1-2 |
DHV 1-2 |
DHV 1-2 |
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| Dati Volo |
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| Carico alare |
3,44 |
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| Veloc. min ** |
22 km/h |
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| Vel. trim ** |
36 km/h |
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| Veloc. max accellerata ** |
45 km/h |
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| Veloc. max |
48 km/h |
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| Efficienza |
7,8 |
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| Tessuto vela |
Perseverance |
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| Bretelle + cordini |
4: A3 - B4 - C3 - D3 |
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| Prezzo in Euro |
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| ** Prestazioni rilevate durante la prova
effettuata dalla rivista VOLARE SPORT |
| COLORI = ROSSO - GIALLO - BLU - BIANCO
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